Alla scoperta del Parco Nazionale del Gargano: la Foresta Umbra e i borghi

Cari amici Vacabondi, la Pasquetta si avvicina e anche quest’anno, come l’hanno scorso, saremo costretti a trascorrerla in famiglia. So benissimo che è la giornata perfetta per una gita fuoriporta, ma purtroppo la situazione sanitaria non lo permette. Però, ecco, vorrei raccontarvi di una Pasquetta fatta qualche anno fa.

Se avete letto uno dei miei articoli precedenti, avrete notato le bellezze costiere del Gargano, ma il promontorio è molto altro ancora. Infatti questa volta ci addentriamo nel polmone verde del Promontorio, la Foresta Umbra, e i suoi borghi.

La Foresta Umbra: un parco nel parco

La mattina iniziava benissimo con un profumo di parmigiana appena sfornata e la mia solita compagna pronta per la nostra fuga. Nemmeno una nuvola in vista e il calore iniziava già a farsi sentire: la primavera era nel suo massimo splendore.

Imbocchiamo così da Mattinata, nostra base logistica, la SS89 (la vecchia Garganica per chi è della Puglia) e iniziamo i tornati, curvoni ciechi e curve a gomito. Occhio a qualche cinghiale simpatico che senza preavviso vi attraversa la strada. A noi è capitata una mamma con piccoli al seguito. Non suonate nessun clacson o abbaglianti, potreste spaventarli e rendere aggressivi gli adulti. Aspettiamo che attraversino la carreggiata e ripartiamo.

Dalla statale 89 noterete subito l’ingresso della Foresta Umbra perché lo scenario cambia e la natura prende il sopravvento sull’opera dell’uomo. Potrete osservare davvero uno spettacolo materializzarsi sotto i vostri occhi: gallerie formate da alberi.

Giunti all’ultimo tratto percorribile con l’auto, parcheggiamo e iniziamo la nostra escursione. Premetto che la Foresta Umbra è adatta a tutti, grandi e piccini, ma occhio ai percorsi.

Ci dirigiamo verso il laghetto artificiale. Una bella passeggiata di qualche metro e la circumnavigazione dello stesso. Sulla riva è possibile incontrare qualche tartaruga o ranocchio, mentre lo specchio d’acqua è pieno di pesci gatto e carpe. Vi ricordo che è assolutamente vietata la pesca.

Poco più giù il laghetto vi è un recinto ben protetto e… sorpresaaaa… dei piccoli “Bambi”, si proprio quelli del cartone animato Disney. Questi cuccioli di cerbiatto sono molto socievoli e interagiscono volentieri con noi, ma con chiunque, soprattutto bambini.

Proseguendo per questo sentiero troviamo un parco giochi per i più piccoli. E’ interamente realizzato in legno e immerso nel verde. Superiamo il parco giochi e incontriamo finalmente i percorsi. Ve ne sono davvero tanti, percorribili sia a piedi che in mountain bike.

Noi ovviamente siamo appiedati, ma se volete potete affittare le bike all’ingresso, quindi scegliamo di percorrere il sentiero “Laghetto D’Umbra – Falascone” di circa un’ora. Ovviamente sono due ore tra andata e ritorno. Se volete invece, vi è anche il percorso “Caritate – Sfilzi” di circa tre ore da percorrere in bici o a piedi.

Durante la nostra passeggiata la natura ci avvolgeva e dominava, quasi quella foresta avesse ancora un qualcosa di selvaggio. E’ possibile anche incontrare qualche animale selvatico, dato che la fauna all’interno è variegata. Gli incontri più frequenti sono con cinghiali, ma capita anche di vedere il capriolo italico e qualche volpe.

Dopo questa bella passeggiata ci siamo meritati il lauto pranzo e troviamo un’area attrezzata per consumare il tutto senza sporcare. Ebbene sì, la vigilanza nella foresta è molto intransigente e le multe salate. Inoltre vi ricordo che è severamente vietato accendere fuochi o cacciare gli animali. Invece con grande stupore scopro che vi sono aree in cui accamparsi in tenda. Sarà un’esperienza che vorrò fare.

I borghi del Gargano

La mattina è trascorsa in maniera piacevole e dunque questa volta cambiamo itinerario. Sono i borghi il nostro obiettivo pomeridiano. All’interno della Foresta Umbra vi è infatti un borgo, menzionato tra i cento più belli d’Italia: Vico del Gargano.

Riprendiamo l’auto e ci dirigiamo, grazie al navigatore, verso Vico del Gargano. Faggi e Pini lasciano spazio ad appezzamenti di agrumi e ulivi: siamo vicini al borgo medioevale. Soprannominato “città dell’Amore”, poi capirete perché, la prima cosa che noto di Vico del Gargano sono le mura di cinta.

Sembra ancora una città fortificata di stampo medioevale, il tempo si è fermato e dunque vale la pena fare un tuffo nel passato. Il borgo è accogliente, ma vi conviene parcheggiare alle porte della città.

Cosa c’è da vedere in questo luogo? Beh innanzitutto il castello Normanno-Svevo. Voluto da Federico II di Svevia in persona questo edificio ha una grande importanza storico-culturale. Vi consiglio la visita perché ne vale davvero la pena.

Accanto a questo imponente castello trovate la chiesa matrice dedicata al suo Santo protettore: sì, avete immaginato bene, è San Valentino. All’interno delle chiese, comprese quelle del Carmine e della Misericordia, è possibile ammirare opere d’arte d’inestimabile valore.

Subito dopo Vico del Gargano decidiamo di dirigerci in un altro Borgo, ma ben più grande: Monte Sant’Angelo (San Michele per i pugliesi). Questa cittadina esiste ed è menzionata negli annuari dal 578 d.c e nel 2011 è divenuta Patrimonio Unesco.

La storia attorno a questo luogo è intrinseca di mito e fede. Infatti deve il nome al santuario sorto lì. Secondo la leggenda, pare che in questo luogo siano stati ritrovati il mantello e la spada dell’Arcangelo Michele, Generale dell’esercito celeste. Elemento suggestivo non trovate? Quindi la prima cosa che vi consiglio di visitare è il Santuario.

L’ingresso appare quello di una normale chiesa, ma fidatevi non è così. Varcato il portone si scende tra l’oscurità e la nuda roccia. Sì evoca un po’ la discesa agli inferi di Dante nella sua Divina Commedia. Al termine di questa discesa vi ritroverete in una grotta dove ad attendervi la chiesa vera e propria nella nuda roccia.

A sinistra dell’altare troverete una bellissima Madonna da un volto angelico (osservate i suoi occhi), a destra invece il famoso San Michele con il mantello e la spada ritrovati. Saranno veri o costruiti ad hoc? Non è possibile togliersi il dubbio in quanto è impossibile avvicinarsi. Ovviamente attenti a parlare anche. Odiano i bisbigliatori e i fotografi.

Una volta usciti dalla chiesa potete visitare il borgo. Troverete ottimi negozietti di cibo, ma anche stupende terrazze sul golfo di Manfredonia. Se invece non siete stanchi potete visitare il castello. Voluto dall’arcivescovo di Benevento e Siponto, è stato la sede anche di Federico II di Svevia. Sicuramente lo troverete affascinante.

Finito il nostro giro, il sole inizia a calare e dunque ci tocca rientrare a Mattinata. Ma la giornata ci ha ampiamente soddisfatto. Speriamo di ritornare a vivere giorni ancora così.

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