Il ghiacciaio dello Stubai

Cari Vacabondi questa volta vi racconto di un’esperienza alquanto rischiosa e incosciente, dunque non fatela se non siete quantomeno esperti o ben allenati (no io non lo ero, ma ho esperienza). Questa volta con la mia compagna siamo andati nella dello Stubai, nel Nord Tirolo sul versante austriaco.

Premetto una cosa: per me non era la prima volta in questa valle, bensì la terza. Avevo un conto in sospeso con quel percorso e quel ghiacciaio lì. Anni prima avevo già tentato la sfida, accompagnato da mio papà, ma la spedizione fallì. Armato di sola bussola ad olio, tentammo il percorso, ma semplicemente iniziammo ad imbarcare acqua nelle scarpe manco fossimo sul Titanic. Niente da fare, si torna indietro: bagnati, infreddoliti, arrabbiato.

Alla mia compagna ovviamente non dissi cosa avevo in mente, dopotutto era un percorso black di alta montagna. Non sapevo come avrebbe reagito. E soprattutto non volevo terrorizzarla. La valle è stupenda e se avete la possibilità di visitarla, approfittate dei numerosi percorsi.

Il primo tentativo sul ghiacciaio

I primi giorni siamo bloccati in albergo causa pioggia e temporali, che in alta montagna sono sempre un’incognita per pericolosità e forza. Quindi ci limitiamo a girare per Neustift, grazioso paese di montagna dove alloggiamo, per i suoi negozi, vie, piazze e locali. Insomma la mia insofferenza cresce perché continuo a guardare quella montagna imbiancata che troneggia e io lì giù bloccato.

Il terzo giorno la valle è immersa nel sole. E’ la mia grande occasione. Avevo passato sere intere nell’atrio dell’albergo a studiare quel percorso. Ebbene sì, alla proloco avevo chiesto tutto su quel percorso. Avevo controllato bussola e binocolo, preparato lo zaino. Finalmente tolgo le sneakers per indossare gli scarponi da montagna corazzati.

Ci dirigiamo verso la cabinovia che ci avrebbe portati in cima, ma già alle pendici noto che la cima è completamente coperta dalle nuvole: troppo basse per avere un quadro reale del percorso. La guardo e le dico semplicemente di fare la fila e salire. La mia compagna non sembra preoccupata, anzi, e questo mi consola non poco.

Entriamo nella cabinovia e iniziamo a salire fino alla stazione intermedia. Scendiamo e do una rapida occhiata fuori: l’aria punge, le nuvole sono basse, troppo. Non demordiamo e prendiamo l’ultima cabinovia che ci avrebbe portato in cima.

Arriviamo in cima, tentiamo di uscire e una sferzata di vento gelido mi riporta al riparo della stazione. In pantaloncini e maglietta a mezza manica è impensabile uscire. Indossiamo subito pantaloni da tuta e felponi oltre all’immancabile k-way. A questo punto usciamo dalla stazione ben coperti, ma il cappello da cowboy mi vola subito dalla testa (per fortuna aveva i lacci al collo). Non si vede nulla ad palmo dal naso. Vento e nuvole rendono impossibile qualunque iniziativa se non sederci al rifugio lì e berci una pinta di birra. Niente da fare, meglio tentare qualche percorso alla stazione intermedia.

I giorni successivi ci limitiamo a semplici percorsi, nulla di complicato o pericoloso. Alcune giornate le dobbiamo trascorrere nei paesi a causa del maltempo, altre riusciamo a cimentarci in piccole arrampicate e ferrate di medio livello.

Finalmente sul ghiacciaio dello Stubai

I giorni passano e le speranze di affrontare quel percorso diventano sempre più flebili a causa anche del meteo. Ma finalmente arriva l’occasione proprio nel finale. Penultimo giorno, cielo limpido e nessuna nuvola all’orizzonte: è la giornata che aspettavo.

Risaliamo la cabinovia che ci porta in cima ed è tutto come immaginavo. Il percorso è lì, a pochi passi da noi e affonda nel ghiacciaio. Ci prepariamo di tutto punto con le felpe e iniziamo il percorso nero. La neve, sicuramente caduta nei giorni precedenti, era fresca e il piede sprofondava non poco. Per fortuna lo scarpone teneva abbastanza bene la presa, dunque difficilmente sarei o saremmo scivolati.

Il ghiacciaio è lungo e impervio per il primo tratto, decisamente più pericoloso nel secondo. Infatti ci ritroviamo a doverci arrampicare sulle rocce letteralmente ghiacciate. L’aderenza delle suole è decisamente scarsa, causa ghiaccio e acqua, quindi bisogna puntare di forza l’intera pianta del piede e tenere un baricentro molto basso. Arriviamo ad arrampicarci quasi a carponi.

Finalmente usciamo dalla landa di ghiaccio e ci appare la nuda e spoglia roccia. Questa volta dobbiamo affrontare un lungo tratto di ferrata. A sinistra l’alta parete di roccia, a desta il precipizio. Afferriamo entrambi la fune d’acciaio e iniziamo questa lunga camminata, fatta di sali e scendi lungo un piccolo sentiero.

Sono passate circa 3 ore dall’inizio del percorso quando finalmente dietro una parete rocciosa appare il rifugio e subito alle sue spalle il laghetto ghiacciato. Ebbene con il binocolo avevo visto giusto: vi erano davvero delle lastre di ghiaccio che galleggiavano. Nel rifugio incontriamo tedeschi, austriaci, sloveni, qualche italiano. Ci fermiamo per pranzo, ordinando polenta, gulash, salsiccia e funghi oltre all’immancabile pinta di birra.

Mi sentivo soddisfatto perché al terzo tentativo avevo vinto quella montagna che sembrava così dura.

Cosa indossare per un’escursione in alta montagna

Premetto che io e la mia compagna siamo stati incoscienti, e ce ne siamo resi conto una volta a valle, perché questo tipo di percorsi prevede imbracature. Un piede in fallo, una scivolata e dovevamo chiamare il soccorso alpino e le ambulanze. Quindi la prima cosa che porterei, oggi, sono le imbracature con corde e moschettoni.

Sull’abbigliamento le felpe sono sempre molto, ma molto utili, assieme al K-way. Noi l’abbiamo affrontato in pantaloncini questo percorso, ma forse un pantalone lungo sarebbe stato l’ideale. Infine ve lo consiglio spassionatamente: le scarpe da trekking vanno bene, ma gli scarponi d’alta montagna sono l’ideale per questi percorsi.

In ultima analisi portate sempre uno zaino con acqua, telefonino, cappello e bussola se l’avete. Vi saranno di grande aiuto. Noi ci siamo divertiti in questa avventura e spero che qualcuno di voi possa ripeterla in sicurezza.

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